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mercoledì 10 febbraio 2016

Si è concluso l'anno per la VC. Sono stata una settima a Roma per il Convegno internazionale die consacrati conclusosi con il giubileo per noi. Un momento bello e importantissimo, soprattutto per le nuove forma di vita ecclesiale, come la nostra che stanno sorgendo nella chiesa. Tempo per capire e confrontarci, per discernere ciò che viene dallo Spirito. In materia ancora non c'è un quadro di riferimento canonico preciso...si stanno cercando dei criteri guida. Ma il Dicastero per la VC è molto aperto e disponibile a favorire ciò che lo Spirito Santo sta suscitando nella sua chiesa. Il Papa come al solito, straordinario e l'Oratorio di Frisina, strepitoso! Ritornati molto confortati....









sabato 5 ottobre 2013

Le suore per il Papa...

Il Papa ad Assisi ha avuto parole per le monache...la VC in genere. Si vede che la conosce bene, essendo anche lui un religioso. La "santità umana" auspicata dal Papa vale per tutte le consacrate..è quella che ci fa cercare l'armonia, l'unione  il clima d famiglia, l'amicizia vera. E ci fa fuggire dalla competizione, dal carrierismo che schiaccia le altre, dall'arrivismo che sgomita in continuazione. Non essere disincarnate significa conservare un cuore per amare. A volte, la routine e la scarsa formazione (quella vera) della VC "sformano" la persona...la abitua a non amare sul serio, a diventare "furbi", arrivisti, indifferenti...Conservare un cuore per amare tutto e tutti è invece il segreto per essere santi.Non valgono i gesti esteriori di ascesi...ma il cuore che ama. bene Papa Francesco, grazie per averci ricordato queste verità!

 "Non vantarsi, sopportare tutto, sorridere sempre ma non come un'assistente di volo" (che lo fa essendo obbligata per ragioni professionali); le suore siano esperte di umanità, non troppo spirituali ma con una "santità umana" perché il monastero non deve essere vissuto come "un purgatorio". Papa Francesco ha ricordato alle suore di coltivare la vita di comunità e le ha messe in guardia dal diavolo: "Sappiatevi perdonare, sopportatevi perché il diavolo approfitta per dividere. Curate l'amicizia tra voi, la vita di famiglia. E non vantatevi. Non parlate male le une delle altre, perché da questo incominciano le divisioni. E infine - ha concluso Bergoglio - non siate troppo disincarnate: ascoltate il consiglio di Santa Teresa d'Avila - la fondatrice della vostra concorrenza - ogni tanto bisogna mangiare una bistecca".

sabato 6 luglio 2013

Preti e suore con auto di lusso? Ma siamo matti!



Da La stampa:

Il Papa: "Fa male vedere un prete o una suora con auto di lusso"

 
 
Novizie religiose in sala Paolo VI in attesa del Papa
NOVIZIE RELIGIOSE IN SALA PAOLO VI IN ATTESA DEL PAPA

"La Chiesa sia più missionaria e meno tranquilla. Più gioiosa e non triste» ha sottolineato Bergoglio ai seminaristi, ai novizi e le novizie religiosi riuniti in aula Paolo VI

REDAZIONEROMA

«Coerenza e autenticità» debbono caratterizzare sacerdoti e suore. Lo ha detto Papa Francesco ai 6 mila seminaristi e novizie che partecipano in Vaticano al raduno «Mi fido di Te» promosso in occasione dell'Anno della Fede.

«Giustamente - ha detto - a voi giovani fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti». Il Pontefice ha fatto l'esempio di religiosi che cercano con le loro azioni un arricchimento materiale.

«Non c'è santità nella tristezza». Il Papa incontra i seminaristi e le novizie nell'aula Paolo VI e li sprona a perseguire la gioia nel Signore. «Quando ti trovi con un seminarista o con una novizia con la faccia lunga, tu pensi che qualcosa non va. Manca la gioia del Signore ma non c'è santità nella tristezza».

Bergoglio è particolarmente a suo agio con i giovani seminaristi e le novizie che intraprendono il cammino vocazionale. «Santa Teresa -ricorda Francesco- diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da peperoncino inaccetto».

Il Papa riflette: «dove è il centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci porta a fare voto di celibato ma il voto di castità va avanti. È una strada che matura verso la paternità e la maternità spirituale».

Se manca questo - osserva Bergoglio - ecco la «tristezza. Non si può pensare ad un prete o ad una suora che non siano fecondi». Da qui l'invito del Pontefice ad essere «tesimoni autentici del Vangelo» senza avere «doppie faccie: Gesù bastonava quelli con una doppia faccia».  


 «La coerenza - ha scandito Francesco - è fondamentale perché la nostra testimonianza sia credibile». «Vorrei dirvi: uscite da voi stessi per annunciare il Vangelo», ha continuato rivolto ai giovani che si preparano al sacerdozio e alla vita religiosa. «Uscite da voi stessi - li ha esortati - per incontrare Gesù, andando verso la trascendenza e verso gli altri, due dimensioni che Vanno insieme: una soltanto non va».

«Penso - ha esemplificato Bergoglio - a Madre Teresa: era brava questa suora. Non aveva paura di niente. E non aveva paura di inginocchiarsi due ore davanti al Signore. Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente». «Non imparate da noi che non siamo più giovani quello sport che noi, i vecchi facciamo spesso: lo sport del lamento. Il culto della dea lamentela, che è una dea», ha ammonito Bergoglio rivolto ai seminaristi e alle novizie.

«Siate positivi. Siate capaci di incontrare le persone. E pregate il rosario per favore. Tenete sempre Maria con voi nella vostra casa», ha chiesto il Papa ai giovani consacrati. «Non dimenticate poi - ha concluso - che anche io ho bisogno di preghiere che sono un povero peccatore. Avanti con gioia, coerenza, col coraggio di dire la verità di uscire da se stessi per annunciare il Vangelo».

lunedì 25 marzo 2013

La vocazione:cos'è?

Usiamo molto spesso la parola "vocazione" in senso ampio e forse, ci sfugge il suo significato più proprio.  Dal latino sappiamo che significa "chiamata". Chiamato da chi? Nel nostro caso, parlando di vocazione religiosa pensiamo a Dio. Ma l'accento da porre è sul fatto che una persona viene chiamata da un'Altra. La vocazione è quindi sempre una risposta ad Uno che ti chiama. Non nasce da sè la vocazione. Non ci si auto-candida. per questo è necessario il discernimento cosiddetto vocazionale. Lo fanno gli istituti religiosi per accettare o meno un candidato, ma lo facciamo tutti quando ci sentiamo"chiamati" a fare qualcosa nella vita. Andando più in profondità, la vocazione ci spinge a rientrare in noi stessi e guardarci dal di dentro. Chi siamo? Cosa vogliamo? Dove andiamo?....Domande esistenziali. Che senso dare alla nostra vita? Quando avvertiamo dentro un senso di insoddisfazione latente che copre come un velo tutto ciò che di bello facciamo...interroghiamoci. Dio forse, ci sta dicendo qualcosa? E' chiaro che la vocazione a dare la vita a Dio, tutta intera, senza sconti, unicamente e indissolubilmente, ha bisogno di un humus di fede per crescere e svilupparsi. Non che non possa nascere al di fuori di questo contesto,  perchè a Dio nulla è impossibile. Ma è certamente più difficile e faticosa per il chiamato. Ma Dio ci può chiamare anche dopo un fallimento totale della nostra vita, o una malattia, o una grande delusione....anche lì ci possono essere spiragli, fessure, dove Dio fa passare la sua Voce. Una Voce inconfondibile, che all'inizio può confondere, ma che ha un fascino irresistibile. Dio chiama tutti a vivere ed essere cristiani, credenti, ma alcuni vengono chiamati a dare testimonianza della loro fede nella totalità assoluta. Chiamati a dare il proprio cuore al Figlio di Dio che ci ha tanto amato da dare la vita per ciascuno di noi, un cuore indiviso, per sempre. A dare tutta la nostra intelligenza, il nostro talento, il nostro tempo, la nostra solitudine, la nostra creatività, la nostra gioia....TUTTO a LUI.In compenso Lui si dona tutta a noi.E nulla ci viene a mancare. Non è cosa semplice e molti hanno paura di un impegno con molte incognite. La prima reazione è: ce la farò? E se mi stancassi? E se mi innamorassi di qualcuno? E se Dio mi deludesse? Turbinio di pensieri legittimi. Ma non bisogna stigmatizzarli. Bisogna lasciarli correre per liberarsene, come il vento che porta via foglie secche. Non bisogna meravigliarsi neanche di avere pensieri simili. Fanno parte della lotta per dire sì. E allora cosa facciamo? La prima cosa è: ascoltare ciò che stiamo vivendo dentro di noi. Fare una sorta di igiene mentale. Prendersi del tempo, silenzio e invocare Dio perchè sia la nostra Luce. Ed Egli lo farà. Non bisogna avere fretta. Dio non ne ha con noi. E' paziente. Ci sa aspettare.