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mercoledì 10 febbraio 2016

Si è concluso l'anno per la VC. Sono stata una settima a Roma per il Convegno internazionale die consacrati conclusosi con il giubileo per noi. Un momento bello e importantissimo, soprattutto per le nuove forma di vita ecclesiale, come la nostra che stanno sorgendo nella chiesa. Tempo per capire e confrontarci, per discernere ciò che viene dallo Spirito. In materia ancora non c'è un quadro di riferimento canonico preciso...si stanno cercando dei criteri guida. Ma il Dicastero per la VC è molto aperto e disponibile a favorire ciò che lo Spirito Santo sta suscitando nella sua chiesa. Il Papa come al solito, straordinario e l'Oratorio di Frisina, strepitoso! Ritornati molto confortati....









lunedì 25 novembre 2013

Evangelizzare poveri di fede...la scommessa dei nostri tempi

Riportiamo ciò che il Papa ha detto stamani all'udienza con i volontari che si sono impegnati per l'nno della Fede. Oggi ci sono molti più poveri di fede che poveri mareriali o di altro...i poveri che noi chiamiamo "invisibili", perchè è difficile vederli al primo sguardo...ma li troviamo ovunque: nella nostre famiglie, negli amici, nell'ambito del lavoro....Chi si preoccupa di questi poveri? La Fraternità ha risposto a questo invito del Signore. La sua mission è proprio quela di  andare a questi poveri. Ri-evangelizzare i battezzati, evangelizzare i lontani, coloro che cercano Dio ma non lo trovano nelle istituzioni cattoliche o religiose attuali. Le parole del Papa ci confortano e ci confermano nella missione che Dio ci ha affidato!

 Papa Francesco: i cristiani portino amore e speranza ai tanti poveri di fede


2013-11-25 Radio Vaticana
La fede è “il cardine” dell’esperienza di un cristiano, che è chiamato a testimoniarla verso chiunque non abbia ricevuto questo dono e abbia bisogno di speranza. È l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto questa mattina in udienza ai circa 300 volontari che hanno prestato servizio durante l’Anno della fede, terminato ieri. Soprattutto nella sofferenza, ha detto il Papa, un cristiano dà prova di fede “lasciandosi prendere in braccio da Dio”. Il servizio di Alessandro De Carolis:
In un’epoca in cui la parola povertà evoca scenari di crisi e miserie diffuse e spesso laceranti, Papa Francesco fa emergere dall’angolo quella che, soprattutto in un’ottica cristiana, è la povertà delle povertà, quella della fede. Davanti a lui, sotto gli affreschi della Sala Clementina, sono seduti i volontari che hanno collaborato col dicastero della Nuova Evangelizzazione negli eventi dell’Anno della fede. “Prezioso servizio”, lo definisce il Papa, e generoso che, a voi prima di tutto – sottolinea – ha insegnato ad aprirvi all’incontro con gli altri, specie ai “poveri di fede e di speranza”:
“Questo è importante, direi essenziale! Soprattutto aprirsi a quanti sono più poveri di fede e di speranza nella loro vita. Parliamo tanto di povertà, ma non sempre pensiamo ai poveri di fede: ce ne sono tanti… Sono tante le persone che hanno bisogno di un gesto umano, di un sorriso, di una parola vera, di una testimonianza attraverso la quale cogliere la vicinanza di Gesù Cristo. Non manchi a nessuno questo segno di amore e di tenerezza che nasce dalla fede”.
“Insieme – riconosce poco prima Papa Francesco – dobbiamo veramente lodare il Signore per l’intensità spirituale e l’ardore apostolico suscitati da tante iniziative pastorali promosse in questi mesi, a Roma e in ogni parte del mondo”. Noi, prosegue, “siamo testimoni che la fede in Cristo è capace di scaldare i cuori, diventando realmente la forza motrice della nuova evangelizzazione”. E oggi più che mai “c’è bisogno di comunità cristiane impegnate per un apostolato coraggioso, che raggiunga le persone nei loro ambienti, anche in quelli più difficili”, testimoniando la fede in Gesù:
“Essa è la vena inesauribile di tutto il nostro agire, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, con gli amici, nei vari ambienti sociali. E questa fede salda, genuina, si vede specialmente nei momenti di difficoltà e di prova: allora il cristiano si lascia prendere in braccio da Dio, e si stringe a Lui, con la sicurezza di affidarsi ad un amore forte come roccia indistruttibile. Proprio nelle situazioni di sofferenza, se ci abbandoniamo a Dio con umiltà, noi possiamo dare una buona testimonianza”.

sabato 5 ottobre 2013

Le suore per il Papa...

Il Papa ad Assisi ha avuto parole per le monache...la VC in genere. Si vede che la conosce bene, essendo anche lui un religioso. La "santità umana" auspicata dal Papa vale per tutte le consacrate..è quella che ci fa cercare l'armonia, l'unione  il clima d famiglia, l'amicizia vera. E ci fa fuggire dalla competizione, dal carrierismo che schiaccia le altre, dall'arrivismo che sgomita in continuazione. Non essere disincarnate significa conservare un cuore per amare. A volte, la routine e la scarsa formazione (quella vera) della VC "sformano" la persona...la abitua a non amare sul serio, a diventare "furbi", arrivisti, indifferenti...Conservare un cuore per amare tutto e tutti è invece il segreto per essere santi.Non valgono i gesti esteriori di ascesi...ma il cuore che ama. bene Papa Francesco, grazie per averci ricordato queste verità!

 "Non vantarsi, sopportare tutto, sorridere sempre ma non come un'assistente di volo" (che lo fa essendo obbligata per ragioni professionali); le suore siano esperte di umanità, non troppo spirituali ma con una "santità umana" perché il monastero non deve essere vissuto come "un purgatorio". Papa Francesco ha ricordato alle suore di coltivare la vita di comunità e le ha messe in guardia dal diavolo: "Sappiatevi perdonare, sopportatevi perché il diavolo approfitta per dividere. Curate l'amicizia tra voi, la vita di famiglia. E non vantatevi. Non parlate male le une delle altre, perché da questo incominciano le divisioni. E infine - ha concluso Bergoglio - non siate troppo disincarnate: ascoltate il consiglio di Santa Teresa d'Avila - la fondatrice della vostra concorrenza - ogni tanto bisogna mangiare una bistecca".

giovedì 1 agosto 2013

Esercizi Spirituali per tutti: TRE giorni per incontrare Dio e disintossicarsi dalla vita frenetica che viviamo....


sabato 6 luglio 2013

“Lumen fidei”, la prima enciclica di Francesco

da Avvenire:

Ecco l'enciclica “Lumen fidei”
«La fede illumina l'esistenza»
Lumen fidei - La luce della fede (LF) - è la prima enciclica firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la Lettera – spiega lo stesso Pontefice – si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato” l’enciclica sulla fede. A questa “prima stesura” ora il Santo Padre Francesco aggiunge “ulteriori contributi”.

 L’introduzione (n. 1-7) della LF illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo luogo, la LF – proprio nell’Anno della fede, a 50 anni dal Concilio Vaticano II, un “Concilio sulla fede” – vuole rinvigorire la percezione dell’ampiezza degli orizzonti che la fede apre per confessarla in unità e integrità. La fede, infatti, non è un presupposto scontato, ma un dono di Dio che va nutrito e rafforzato. “Chi crede, vede”, scrive il Papa, perché la luce della fede viene da Dio ed è capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo: procede dal passato, dalla memoria della vita di Gesù, ma viene anche dal futuro perché ci schiude grandi orizzonti.

Il primo capitolo (n. 8-22): Abbiamo creduto all’amore (1 Gv 4, 16). Facendo riferimento alla figura biblica di Abramo, in questo capitolo la fede viene spiegata come “ascolto” della Parola di Dio, “chiamata” ad uscire dal proprio io isolato per aprirsi ad una vita nuova e “promessa” del futuro, che rende possibile la continuità del nostro cammino nel tempo, legandosi così strettamente alla speranza. La fede è connotata anche dalla “paternità”, perché il Dio che ci chiama non è un Dio estraneo, ma è Dio Padre, la sorgente di bontà che è all’origine di tutto e che sostiene tutto. Nella storia di Israele, all’opposto della fede c’è l’idolatria, che disperde l’uomo nella molteplicità dei suoi desideri e lo “disintegra nei mille istanti della sua storia”, negandogli di attendere il tempo della promessa. Al contrario, la fede è affidamento all’amore misericordioso di Dio, che sempre accoglie e perdona, che raddrizza “le storture della nostra storia”; è disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio, “è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a Lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, la storia della salvezza” (n.14). E qui sta il “paradosso” della fede: il continuo volgersi al Signore rende stabile l’uomo, allontanandolo dagli idoli. La LF si sofferma, poi, sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre ad una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede: “nella contemplazione della morte di Gesù, infatti, la fede si rafforza”, perché Egli vi rivela il suo amore incrollabile per l’uomo. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “la partecipazione al suo modo di vedere”. La fede, infatti, non solo guarda a Gesù, ma guarda anche dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” – l’architetto, il farmacista, l’avvocato – così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. Per questo, crediamo a Gesù quando accettiamo la sua Parola, e crediamo in Gesù quando Lo accogliamo nella nostra vita e ci affidiamo a Lui. La sua incarnazione, infatti, fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo. Grazie alla fede, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma dall’interno. E questa è l’azione propria dello Spirito Santo: “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito” (n. 21). Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore. Perciò “l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale”, perché la fede si confessa all’interno del corpo della Chiesa, come “comunione concreta dei credenti”. I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità e nel servizio agli altri ognuno guadagna il proprio essere. Perciò “la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio.

Il secondo capitolo (n. 23-36): Se non crederete, non comprenderete (Is 7,9). Il Papa dimostra lo stretto legame tra fede e verità, la verità affidabile di Dio, la sua presenza fedele nella storia. “La fede senza verità non salva – scrive il Papa – Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Oggi si guarda con sospetto alla “verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale”, perché la si associa erroneamente alle verità pretese dai totalitarismi del XX secolo. Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La LF sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso non come “un sentimento che va e viene”, ma come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. Se, quindi, la fede è legata alla verità e all’amore, allora “amore e verità non si possono separare”, perché solo l’amore vero supera la prova del tempo e diventa fonte di conoscenza. E poiché la conoscenza della fede nasce dall’amore fedele di Dio, “verità e fedeltà vanno insieme”. La verità che ci dischiude la fede è una verità incentrata sull’incontro con Cristo incarnato, il quale, venendo tra noi, ci ha toccato e donato la sua grazia, trasformando il nostro cuore. A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”, sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”, perché la verità comune fa paura, viene identificata con l’imposizione intransigente dei totalitarismi. Invece, se la verità è quella dell’amore di Dio, allora non si impone con la violenza, non schiaccia il singolo. Per questo, la fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza ed al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: in quello della scienza, perché risveglia il senso critico e allarga gli orizzonti della ragione, invitando a guardare con meraviglia il Creato; nel confronto interreligioso, in cui il cristianesimo offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare, i quali “cercano di agire come se Dio esistesse”, perché “Dio è luminoso e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero”. “Chi si mette in cammino per praticare il bene – sottolinea il Papa – si avvicina già a Dio”. Infine, la LF parla della teologia ed afferma che essa è impossibile senza la fede, poiché Dio non ne è un semplice “oggetto”, ma è Soggetto che si fa conoscere. La teologia è partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso; ne consegue che essa deve porsi al servizio della fede dei cristiani e che il Magistero ecclesiale non è un limite alla libertà teologica, bensì un suo elemento costitutivo perché esso assicura il contatto con la fonte originaria, con la Parola di Cristo.

Il terzo capitolo (n. 37- 49): Vi trasmetto quello che ho ricevuto (1 Cor 15,3). Tutto il capitolo è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde, si trasmette nella forma del contatto, come una fiamma che si accende dall’altra, e passa di generazione in generazione, attraverso la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede non è “un’opzione individuale”, ma apre l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”: perché scopre che gli spazi del suo ‘io’ si allargano e generano nuove relazioni che arricchiscono la vita. C’è, però, “un mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: sono i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata”. Il Papa cita innanzitutto il Battesimo – sia dei bambini sia degli adulti, nella forma del catecumenato - che ci ricorda che la fede non è opera dell’individuo isolato, un atto che si può compiere da soli, bensì deve essere ricevuta, in comunione ecclesiale. “Nessuno battezza se stesso”, spiega la LF. Inoltre, poiché il bambino battezzando non può confessare la fede da solo, ma deve essere sostenuto dai genitori e dai padrini, ne deriva “l’importanza della sinergia tra la Chiesa e la famiglia nella trasmissione della fede”. In secondo luogo, l’Enciclica cita l’Eucaristia, “nutrimento prezioso della fede”, “atto di memoria, attualizzazione del mistero” e che “conduce dal mondo visibile verso l’invisibile”, insegnandoci a vedere la profondità del reale. Il Papa ricorda poi la confessione della fede, il Credo, in cui il credente non solo confessa la fede, ma si vede coinvolto nella verità che confessa; la preghiera, il Padre Nostro, con cui il cristiano incomincia a vedere con gli occhi di Cristo; il Decalogo, inteso non come “un insieme di precetti negativi”, ma come “insieme di indicazioni concrete” per entrare in dialogo con Dio, “lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia”, “cammino della gratitudine” verso la pienezza della comunione con Dio. Infine, il Papa sottolinea che la fede è una perché uno è “il Dio conosciuto e confessato”, perché si rivolge all’unico Signore, ci dona “l’unità di visione”, ed “è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito”. Dato, dunque, che la fede è una sola, allora deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità: “l’unità della fede è l’unità della Chiesa”; togliere qualcosa alla fede è togliere qualcosa alla verità della comunione. Inoltre, poiché l’unità della fede è quella di un organismo vivente, essa può assimilare in sé tutto ciò che trova, dimostrando di essere universale, cattolica, capace di illuminare e portare alla sua migliore espressione tutto il cosmo e tutta la storia. Tale unità è garantita dalla successione apostolica.

Il quarto capitolo (n. 50-60): Dio prepara per loro una città (Eb 11,16). Questo capitolo spiega il legame tra la fede e il bene comune, che porta alla formazione di un luogo in cui l’uomo può abitare insieme agli altri. La fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. Anzi: senza l’amore affidabile di Dio, l’unità tra gli uomini sarebbe fondata solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura. La fede, invece, coglie il fondamento ultimo dei rapporti umani, il loro destino definitivo in Dio, e li pone a servizio del bene comune. La fede “è un bene per tutti, un bene comune”; non serve a costruire unicamente l’aldilà, ma aiuta a edificare le nostre società, così che camminino verso un futuro di speranza. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: innanzitutto, la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna. Essa nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli. Poi, i giovani: qui il Papa cita le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui i giovani mostrano “la gioia della fede” e l’impegno a viverla in modo saldo e generoso. “I giovani hanno il desiderio di una vita grande – scrive il Pontefice –. L’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. E ancora, in tutti i rapporti sociali: rendendoci figli di Dio, infatti, la fede dona un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona. Un ulteriore ambito è quello della natura: la fede ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”; ci insegna ad individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; ci offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive il Papa, e se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, perderemo la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura. Per questo che non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina il vivere sociale. Altro ambito illuminato dalla fede è quello della sofferenza e della morte: il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare affidamento alle mani di Dio che mai ci abbandona e così essere “tappa di crescita della fede”. All’uomo che soffre Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. E qui il Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino”.

Conclusione (n. 58-60): Beata colei che ha creduto (Lc 1,45). Alla fine della LF, il Papa invita a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede, perché, in quanto Madre di Gesù, ha concepito “fede e gioia”. A Lei innalza la sua preghiera il Pontefice affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù.​

 

mercoledì 27 marzo 2013

Papa Francesco, risveglierà le vocazioni


Papa Francesco, ne sono certa, sarà un trascinatore vocazionale perchè incarna il testimone di cristo che opera quanto dice. Il suo stile sobrio, essenziale, la sua semplicità e umiltà, il suo amore profondo per Cristo e Maria, sono di per sè elementi vocazionali di altissimo piano. Quando un giovane (e non solo) li vede vivere nel capo della Chiesa, si sente incoraggiato a seguire i suoi passi. Già sento amici e parenti, lontani dalla Chiesa, che non solo ammirano il Papa ma lo seguono nei suoi discorsi, nelle sue omelie, stanno ritornando a frequentare la liturgia eucaristica....è un buon segno.La gioia di Papa Francesco è un altro segno vocazionale. Quando stiamo con il Signore e vogliamo vivere per Lui, con Lui, in Lui, la gioia non ci può mancare, anche in mezzo alle difficoltà. Gioia, semplicità, povertà, amore,sacrificio, sono gli ingredienti di una vera vocazione.Sono segni evangelici inequivocabili. Cerchiamo di rintracciarli in noi e vediamo se vi sono e in che misura ci abitano. E' un esame di coscienza per tutti i consacrati, non solo per chi è in ricerca vocazionale. Un esame per la settima
na santa che ci può spalancare la porta della Resurrezione.